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 Giuseppe Scaliati

 

 

 LA FIACCOLA DELL’ANARCHIA

Origini e sviluppi dell’anarchismo

 

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_______________

 

 

150 ANNI DI UNITA’, NIENTE DA FESTEGGIARE

 

IERI

 

Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce” (Scritta all’ingresso del

Carcere di Fenestrelle, Piemonte, primo lager d’Europa)

SE SAI CHE MOLTO PRIMA DI AUSCHWITZ MIGLIAIA DI MERIDIONALI

FURONO FATTI MORIRE A FENESTRELLE COME PUOI FESTEGGIARE?

 

"Quel Popolo che si ribellò fu marchiato con la parola “BRIGANTE” dall’

idioma francese brigant che significa delinquente, bandito".

SE SAI CHE LA PRIMA PULIZIA ETNICA EUROPEA AVVENNE IN

SUD ITALIA CON LA LEGGE PICA (1863) CHE CONSENTI’ LA “LIBERA”

FUCILAZIONE DI DONNE E BAMBINI COME PUOI FESTEGGIARE?

 

«È agli elementi africani ed orientali (meno i Greci), che l’Italia deve,

fondamentalmente,la maggior frequenza di omicidi in Calabria, Sicilia

e Sardegna, mentre la minima è dove predominarono stirpi nordiche

(Lombardia)». Cesare Lombroso, L'Uomo delinquente.

SE SAI CHI E’ CESARE LOMBROSO COME PUOI FESTEGGIARE?

 

Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco

l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i

contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di

briganti”. (Antonio Gramsci)

SE SAI CHE AL SUD IL TASSO DI OCCUPAZIONE PRIMA DEL 1861 ERA

TRA I PIU’ ALTI E CHE L’EMIGRAZIONE, NATA ALLORA, CONTINUA

TUTT’OGGI CON 250MILA PERSONE CHE LASCIANO IL SUD OGNI

ANNO COME PUOI FESTEGGIARE?

 

OGGI

150 ANNI DI UNITA’, NIENTE DA FESTEGGIARE

MENO INFRASTRUTTURE

Investimenti Ferrovie dello Stato negli ultimi cinque anni: 7 volte meno al Sud

Infrastrutture, Fondi Cipe 2010: 21 Miliardi al Nord, 240 milioni sul Sud

Istat: Dati del Sud rispetto al Nord: Reti Idriche -57% , Reti elettriche -80%,

Reti Gas -40%, Infrastrutture di trattamento rifiuti -55%, infrastrutture

aeroportuali -39%, Infrastrutture energetico ambientali -35%, Capacità di

movimentazione merci - 99%

MENO SERVIZI

Spesa corrente pro capite (dati Istat) inferiore del 44% al Sud per cultura e

servizi ricreativi, inferiore del 30 % per lo smaltimento rifiuti

Ripartizione regionale pro capite fondi per interventi sociali (ultimi dati Istat):

Lombardia 120 euro, Valle d'Aosta 262 euro, Veneto 110 euro, Piemonte

139 euro, Trentino 245, Emilia 167 euro, Toscana 130 euro, Lazio 134

euro, Abruzzo 62 euro, Molise 40 euro, Campania 51 euro, Puglia 55 euro,

Sicilia 70 euro, Calabria 29 euro.

MENO SANITA'

Spese in "conto capitale" dal 2001 a oggi per gli ospedali al Sud - 22 % della

media nazionale

Spese per infrastrutture e trasporti (escluso strade) - 23% della media

nazionale

MENO GIUSTIZIA

Giustizia: Durate di un processo di 1° grado al Sud rispetto al Nord + 42%.

Durata di un processo penale al Sud rispetto al Nord + 78, 4 %

 

SE DOPO 150 ANNI ESISTE ANCORA UNA “QUESTIONE MERIDIONALE”

COME PUOI FESTEGGIARE?

 

A CHE GIOCO GIOCHIAMO? LA VERA NATURA DEL “VENDOLISMO”.

(21 Febbraio 2011)

Prima la richiesta delle primarie del centrosinistra, poi l'accettazione di un governo con Fini, poi ancora il ritorno alle primarie: il tutto in una sola settimana. Molti compagni o elettori di SEL si sono chiesti: a che gioco giochiamo?

UN “ALTRO” CENTROSINISTRA ?
Partiamo dalla proposta principale. Le “primarie” sono un concorso interno alla coalizione di centrosinistra. Questa coalizione non è un'astrazione. Il suo perno è il PD, un partito liberale legato a doppio filo agli ambienti della grande impresa, del capitale finanziario, dell'alta burocrazia statale. Sono gli ambienti che hanno dettato le politiche antioperaie dei ripetuti governi del centrosinistra ( difesi anche da Vendola). Sono gli ambienti che oggi dettano al centrosinistra il plauso a Marchionne,il sostegno alla continuità della guerra in Afghanistan,la ricerca di un governo di alleanza costituente con UDC e FLI, quale garante di nuovi sacrifici per le masse. Come è possibile credere all'eterna favola di un “altro” centrosinistra, diverso da quello che è stato e che è ? Come è possibile farlo dopo che TUTTE le illusioni sono state smentite, per 15 anni, dalla realtà? Dopo che il coinvolgimento delle sinistre nei governi di centrosinistra le ha sistematicamente compromesse nelle peggiori politiche antipopolari e di guerra, sino a distruggerne forza e credibilità agli occhi di tanti lavoratori e giovani? Del resto: non sono state forse quelle politiche fallimentari a riconsegnarci ogni volta Berlusconi?

LA MALATTIA DEL GOVERNISMO.
Si risponde: “ Questa volta ci penserà Vendola, che infatti vuole la guida del governo”. Ma la guida del governo di centrosinistra non è come la guida di un automobile, che si può indirizzare dove si vuole. O meglio: l'”automobile” che si intende “guidare” non è un dato neutro. La sua natura, l'equipaggio di bordo, la stessa pista del suo movimento sono tracciati: dentro il perimetro del capitalismo italiano, delle politiche finanziarie della UE, della collocazione atlantista dell'Italia,del Concordato col Vaticano.. Tanto più in un momento storico in cui non solo ogni spazio riformistico è eroso dalla grande crisi del sistema, ma in cui tutti i governi capitalistici- da Obama a Zapatero- realizzano una nuova aggressione contro il lavoro. Se Vendola ambisce a guidare il governo della settima potenza capitalistica del mondo, si candida a gestire di fatto QUELLE politiche, non altre. (Così come da Presidente del centrosinistra in Puglia si trova a chiudere 18 ospedali tra le proteste della popolazione). O vogliamo continuare a credere alla favola di Babbo Natale?

LE RAGIONI DEI LAVORATORI O LE RAGIONI DEL CAPITALE?
Tutto questo è talmente vero che la sola candidatura in pectore a premier del centrosinistra, ha già trascinato Vendola ..“a destra”. Le aperture pubbliche alla UDC e alla Chiesa, le ricercate interlocuzioni con Confindustria e le sue organizzazioni territoriali, la pubblica critica delle sacrosante contestazioni operaie di Cisl e Uil, non sono incidenti di percorso: sono il naturale tentativo di accreditarsi come premier credibile agli occhi dei poteri forti del Paese. Che sono i veri referenti di ogni governo borghese, quale che sia il suo colore e il suo Premier. Ma cosa ha a che fare tutto questo con le ragioni sociali del mondo del lavoro e dei giovani precari, o con le stesse battaglie coerenti di laicità e di democrazia?
Si dirà: “Ma Vendola parla delle ragioni dei lavoratori in ogni comizio!”. Vero. Come tutti i candidati “progressisti” in tutti i comizi. Come Fausto Bertinotti ha fatto per 15 anni, e con eguale bravura, prima di essere travolto dalla natura REALE della sua politica e del governo cui aveva impiccato il partito. Vogliamo ripercorrere ancora una volta il sentiero della sconfitta, dei lavoratori e della sinistra, ammantato di tanta retorica ma in realtà lastricato da ministeri, sottosegretariati, cariche istituzionali e ( virtuali) premierati?

IL VERO SIGNIFICATO DELL'APERTURA A FINI.
La stessa apertura di Vendola a Fini, sta qui. Non è uno svarione maldestro, né un'astuta e impescrutabile mossa politica. E' la logica applicazione di una logica governista. Nel momento in cui la situazione politica sembrava precipitare verso un voto anticipato nel segno della cosiddetta “emergenza istituzionale”; nel momento in cui sembrava profilarsi realmente una grande alleanza nazionale comprensiva di UDC e FLI, Nichi Vendola ha segnalato la propria disponibilità a farne parte. Pur di evitare di essere emarginato da una soluzione di governo, ha segnalato la disponibilità a governare con gli ex fascisti: sostenitori della controriforma Gelmini, gestori della privatizzazione dell'acqua, protagonisti politici della mattanza di Genova 2001... Dopodichè, in sole 24 ore, quando la crisi di Fli, lo smarcamento Udc, il rafforzamento di Berlusconi, hanno fatto saltare quello scenario, Vendola ha ripreso il canovaccio tradizionale delle primarie. E si ricomincia il giro, come se nulla fosse accaduto. Ma l'apertura a Fini è stato un clamoroso fascio di luce sulla natura vera del vendolismo: l'ennesima versione del bertinottismo. Non l'annuncio di una sinistra finalmente “vincente” come dice Vendola, ma l'ennesima riproposizione della sinistra sconfitta: della contraddizione tra le parole e le cose.

PER UNA SINISTRA ANTICAPITALISTA
L'alternativa a Vendola non è certo la Fed degli ex ministri Ferrero, Diliberto e Salvi, egualmente disponibili oggi come ieri ad appoggiare un governo di centrosinistra, ma la costruzione di una sinistra finalmente autonoma e alternativa a centrodestra e centrosinistra, schierata sino in fondo col mondo del lavoro e con le ragioni di tutti gli sfruttati, basata su un programma coerentemente anticapitalista per un governo dei lavoratori. Perchè questo è l'unico programma che indica un'alternativa vera. Ed è l'unica politica che può strappare risultati: se è vero che le classi dominanti possono concedere qualcosa solo quando hanno paura di perdere tutto. Perchè le sinistre non UNISCONO le proprie forze in una lotta vera e attorno a un polo indipendente, invece che continuare a inseguire il PD e i ministeri?

Il Partito Comunista dei Lavoratori, il cui portavoce è Marco Ferrando, è impegnato in questo progetto anticapitalista. Costruiamolo insieme.


________________________________________________


nota del PCL Puglia

IL GOVERNATORE VENDOLA UCCIDE LA SANITA’ PUBBLICA

Il governatore ha finalmente deciso di giocare a carte scoperte.
Il piano di riordino ospedaliero infatti è degno solo di un governo
reazionario. L'immagine che VENDOLA ha voluto dare della sua azione politica,
prettamente rivolta al sociale e mirata al miglioramento dei servizi pubblici
entra in contraddizione proprio su questo punto, e non solo, dimostrando il suo
stretto connubio con interessi di natura borghese.
Infatti il piano di riordino prevede, la chiusura in Puglia di ben 18
ospedali, per un totale di 1400 posti letto in meno, che verranno rimpiazzati
solo in parte da nuovi. Questo piano rientra in una logica di tagli ai servizi,
fortemente voluta dal governo centrale, che ha incentivato le regioni a
risparmiare nelle spese sanitarie proponendo appunto un piano che finanzia alle
regioni la ricostruzione di alcuni ospedali ma a patto che se ne chiudano
altri.
Questa scelta mirata a riordinare i conti pubblici in materia sanitaria,
percorre una strada fortemente impopolare, in quanto crediamo che le strutture
sanitarie presenti sul territorio dovrebbero essere in primo luogo
salvaguardate, valutando eventualmente un piano di riordino sulla base della
loro esistenza e miglioramento nell'efficienza.
Il motivo che ha portato però il governo centrale in accordo con quello
regionale a puntare sulla chiusura e ricostruzione di altri complessi ha l'aria
di nascondere interessi di natura prettamente speculativa e non di
miglioramento dei servizi. Infatti la speculazione di natura edile legata alla
costruzione dei nuovi impianti con finanziamenti pubblici non sembra essere
cosa nuova, né sul piano locale, né su quello nazionale. Anche la gestione dei
nuovi impianti nasconde interessi poco chiari, in quanto sarà prevista la
partecipazione dei privati; scandalosa è la delega al privato assegnata
all'ospedale di Taranto alla multinazionale del pregiudicato don VERZE’.
Il partito comunista dei lavoratori considera queste scelte sbagliate per
diversi motivi. In primo luogo per i timori di natura speculative appena
evidenziati, ed in secondo luogo per il disaggio pubblico legato alla riduzione
dei servizi che si ripercuoterà maggiormente sui più bisognosi di cure,
incapaci di permettersene altre all'infuori di quelle offerte dalla sanità
pubblica. Ma non possiamo neanche fare a meno di denunciare che il dismettere i
complessi già esistenti è solo spreco di risorse materiali, effettuato proprio
da un leder che si sforza a gran voce di gridare la sua natura ambientalista.
Ma è anche uno spreco di risorse umane in quanto non tutto il personale che
lavora negli ospedali verrà reinserito nei nuovi, anche questa scelta sembra
doversi scontrare con la vocazione più volte espressa del governatore in
sostegno al lavoro.
Queste scelte politiche hanno messo a nudo il vero che c'è dietro la sola
retorica di VENDOLA. Per noi del PCL sono scelte di natura anti sociali, legate
allo spreco, alla corruzione, contro i lavoratori e le classi sociali più
bisognose. Condurremo la nostra battaglia per opporci a tali scelte e per il
superamento del VENDOLISMO da sinistra, per un governo dei lavoratori e non
delle caste politiche, affinché le scelte di interesse pubblico siano valutate
nel vero interesse della collettività e non per il bene di pochi.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

5 ottobre 2010

Intervista uscita su

 

Ha ragione Fli, il Carroccio tiene in pugno il Cav

«Bossi è sicuro di ottenere un grosso successo elettorale. Reclamerà ancora più potere»

«La Lega vuole le elezioni per consolidare la sua presenza all’interno della coalizione del centrodestra. Sicura com’è di ottenere un grosso successo, potrà reclamare molti più posti di potere». A parlare è Giuseppe Scaliati, esperto di movimenti politici, della loro storia ed evoluzione, e autore di “Dove va la Lega Nord” edito nel 2006 dalla casa editrice Zero in condotta. «Berlusconi sa bene che, dopo la perdita di Fini, se vuole restare al potere - afferma - sarà costretto a cedere sempre di più al Carroccio. Ecco

perché per il Cavaliere Bossi è allo stesso tempo la sua forza e la sua debolezza».

Scaliati, hanno ragione, dunque, i finiani quando dicono in sostanza che il Carroccio tiene in pugno Berlusconi?

Sì. In realtà è stato sempre così. Fin dalla prima alleanza, che finì come tutti sappiamo nel 1994, la Lega dalla sua parte ha avuto sempre l’arma del ricatto. E peggio sarà dopo le prossime probabili elezioni, visto che otterrà certamente un risultato elettorale a doppia cifra. La Lega è ormai determinante nel centrodestra. Basti pensare al Nord, dove il Pdl senza l’alleanza con il Carroccio non avrebbe amministrazioni non solo locali ma anche regionali.

Come contenere il dilagare della Lega?

Ormai è troppo tardi, perché Berlusconi si è dato anima e corpo al partito di Bossi.

In quest’ottica va vista con favore la nascita del nuovo partito di Fini, che promette di “combattere” l’avanzata del Carroccio.

Sì, perché, così come sta facendo da tempo anche Casini, punterà sull’anti-leghismo, evidenziando che il governo è ostaggio di una forza populista, che non mette in pratica nessuna azione politica e legislativa a favore della popolazione.

Perché la Lega è tornata prepotentemente a invocare le elezioni anticipate?

La strategia del partito del Nord in questi mesi di crisi all’interno della maggioranza ha sempre avuto due scopi: da una parte assecondare Berlusconi nelle sue scelte, dall’altra tenersi calda l’ala più oltranzista del movimento. Ora ha deciso di andare per la sua strada, conscia com’è che otterrà un grosso successo dalle urne.

Ora che è ufficialmente scesa in campagna elettorale quali altre offese dobbiamo aspettarci?

Dobbiamo aspettarci di tutto. Perché le “sparate” servono al partito per tenere buono e caldo lo zoccolo duro, la sua base, i suoi militanti meno addomesticati e propensi ad alleanze, mai davvero digerite, con la politica di palazzo, col Pdl, con la nuova Dc. Quella parte dura e pura del partito.

Come va interpretato l’attacco a Roma e ai romani?

È stato un messaggio di forza lanciato a Berlusconi. Bossi, una volta di più, ha voluto dimostrare al premier chi è conta davvero nella sua maggioranza, sapendo bene che, dopo la perdita di Fini, il premier, se vuole restare al potere, sarà costretto a cedere sempre di più alla Lega.

È vincente una strategia che mescola il ricorso al dito medio alzato e la fedeltà a un’alleanza con Berlusconi?

Direi di sì, purtroppo. Visto che tutto questo porterà il partito di Bossi a ottenere, quasi certamente, un risultato a due cifre, che fine a qualche anno fa era impensabile.

C’è il pericolo che torni a chiedere la secessione?

Bella domanda. La Lega non ha mai cambiato faccia. Le sue posizioni antimeridionaliste sono rimaste sempre le stesse. Negli ultimi anni si è data semplicemente una sorta di ripulitura per andare al governo. Per quanto riguarda la secessione, però, sa bene che è un sogno impossibile da realizzare. È stata solo una mossa iniziale per creare consenso. Ora punterà solo su un federalismo più marcato. E tornerà a chiedere, e probabilmente ad ottenere, la sede di un ministero a Torino e a Venezia.

Fabiana Cusimano

 

 

28 settembre 2010

Intervista uscita su

 

“La sparata sui “romani porci”? Ricompatta le fila leghiste”

“Una sparata per tenersi buono lo zoccolo duro della Lega, la sua base, i suoi militanti meno addomesticati e propensi ad alleanze, mai davvero digerite, con la politica di palazzo, col PdL, con la nuova Dc”.

Così Giuseppe Scaliati, esperto di movimenti politici, della loro storia ed evoluzione, e autore di “Dove va la Lega Nord” edito nel 2006 dalla casa editrice Zero in condotta, commenta l’ultima provocazione lanciata dal leader del Carroccio Umberto Bossi sui “romani porci”.

“Sono porci questi romani”, questo l’acronimo a firma del Senatùr lanciato domenica a Lazzate in occasione di una manifestazione per la selezione di Miss Padania. Immediate le polemiche, le richieste di dimissioni, una mozione di sfiducia da parte del Pd appoggiata da Idv e Udc, ma anche i commenti ironici e le giustificazioni del caso.

Nessuna intenzione di chieder scusa da parte del ministro delle Riforme che anzi rincara la dose: “Quelli che ci attaccano per la mia battuta sono dei sepolcri imbiancati” ha detto oggi in diretta su Radio Padania accusando chi si è sentito offeso di avere la coda di paglia.

Parole, quelle di Bossi, che secondo l’opposizione, e quella parte della maggioranza che le ha stigmatizzate, non sono che “la spia di una drammatica sottocultura che viene seminata da anni, in un crescendo di volgarità e aggressività antistorica”.

“Non è solo questo – sostiene invece Giuseppe Scaliati – l’attacco a Roma e ai romani è in realtà un messaggio di forza lanciato a Berlusconi. Bossi, una volta di più, ha voluto dimostrare al premier chi è conta davvero nella sua maggioranza sapendo bene che, dopo la perdita di Fini, il premier, se vuole restare al potere, sarà costretto a cedere sempre di più alla Lega. Per Berlusconi Bossi è insieme la sua forza e la sua debolezza”.

Nella maggioranza si fa notare, però, che quando c’è stato da votare con il governo su questioni “sgradite” alla Lega come Roma Capitale, Bossi ha mostrato grande senso di responsabilità…
Sì, ma cosa ha detto subito dopo aver votato per Roma Capitale? Adesso dateci i ministeri al Nord. Un segnale per dire a Berlusconi: noi ti abbiamo dato quello che dovevamo darti, adesso tocca a te e ci devi molto.

E allora perché, per citare un caso recente, i leader leghisti non sono intervenuti in difesa della scuola di Adro marchiata con il simbolo del Sole delle Alpi che il ministro dell’Istruzione Gelmini ha ordinato al sindaco di rimuovere?
Perché gli eccessi, chiamiamoli così, sono consentiti, appunto, solo ai leader che anzi tendono a reprimere le iniziative dei singoli amministratori locali. Nella Lega sono al massimo quattro o cinque i dirigenti che possono dire e fare quello che vogliono. Se la frase sui romani porci l’avesse detta un semplice sindaco, o assessore, o consigliere sarebbe stato sicuramente censurato dal partito che ha un’organizzazione rigidamente gerarchizzata al cui apice c’è un uomo solo: Bossi.

La sparata contro i romani serve anche a fomentare il popolo padano, secondo lei, in vista di elezioni anticipate?
Certamente. Il tira e molla di questi mesi che ha visto la Lega dire prima sì e poi no e poi di nuovo sì al ritorno alle urne ha sempre avuto due scopi: da una parte assecondare Berlusconi, dall’altra tenersi calda l’ala più oltranzista del movimento. La Lega non ha mai cambiato faccia. Le sue posizioni antimeridionaliste  sono rimaste sempre le stesse. Negli ultimi anni non ha fatto altro che darsi un’apparente ripulitura per andare al governo.
Quanto potrà rendere, nel caso di elezioni a breve, una strategia che mescola il ricorso al dito medio alzato e la fedeltà a un’alleanza con Berlusconi?
Non c’è dubbio: la Lega supererà le due cifre.

Claudia Daconto

 

 

24 febbraio 2010. Nuova pubblicazione

Il Male Assoluto. Da Fiuggi al PdL

Prefazione di Saverio Ferrari.

 

Anticipazioni sul libro:

In seguito alla “storica svolta di Fiuggi” la destra italiana si delinea in due tronconi principali. Da un lato una destra che afferma di voler tagliare i legami con il passato missino, pur riconoscendone i meriti, e attraverso una nuova veste desidera consolidare la storica presenza al governo del paese raggiunta dopo anni di emarginazione politica. Dall’altro lato invece, un piccolo gruppo di ex missini è deciso a continuare moralmente ed ideologicamente l’esperienza con il vecchio partito. Nasce così la Fiamma Tricolore, che riunisce intorno a sé un vasto gruppo di nostalgici del ventennio e della RSI, e reduci dalle esperienze nazional-rivoluzionarie eversive degli anni ’60 e ’70, molti dei quali avevano già da tempo abbandonato il MSI. I buoni auspici iniziali però, ben presto verranno vanificati da aspre lotte interne, che daranno vita a scissioni, espulsioni ed alla conseguente nascita di nuove compagini della destra radicale italiana. Da allora si susseguiranno i tentativi di unire l’area, in nome della difesa dell’identità nazionale, della lotta all’immigrazione, ma soprattutto puntando su tematiche sociali fino ad allora prerogative della sinistra. Insieme ai vari tentativi di intese politiche, tra le varie fazioni a destra di Alleanza Nazionale, non mancheranno gli accordi che a vario titolo queste forze dell’estrema destra instaureranno con la coalizione di centrodestra.

Indice

1. La Fiamma che arde ancora

2. Scissioni e abbandoni: la Fiamma perde i pezzi

3. Il cartello elettorale Alternativa Sociale

4. Le candidature degli “impresentabili”

5. Dentro e fuori il Popolo delle Libertà

6. Né destra né sinistra: comunitaristi

7. La curva in nero

 

22 febbraio 2010

LA MISERIA DELLE SINISTRE ALLA PROVA DELLE ELEZIONI REGIONALI

 

Lo scenario delle elezioni regionali, a sinistra, è davvero sconsolante.

 

In 10 regioni su 13 ( Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria) PRC e PDCI si presentano in coalizione col centrosinistra, talvolta allargato alla UDC ( Piemonte, Liguria). E nelle tre regioni rimanenti ( Lombardia, Marche,Campania) si presentano separatamente solo perché scaricati dal PD, come loro stessi lamentano, o perché è saltato il centrosinistra cui erano”iscritti” (Bassolino). La sinistra italiana è dunque ridotta a variabile dipendente dei liberalconfindustriali, in perfetta continuità con la tragica subordinazione al centrosinistra ( e alle sue politiche antioperaie) negli anni di Prodi.

 

Le solenni promesse di “svolta” dei congressi di PRC e PDCI ( “ in basso a sinistra”,“autonomia dal PD”, “mai più nelle giunte a prescindere”) si sono rivelate una volta di più per quello che sono: recite retoriche per ingannare i militanti, sopravvivere al proprio fallimento, conservare i propri ruoli dirigenti e riprendere il negoziato di governo con i liberali. In un eterno giro di giostra, che dura da 15 anni. Se poi i liberali aprono alla UDC di Casini- Caltagirone-Cuffaro, nessun dramma: pur di restare nel gioco della politica borghese, va bene anche l’alleanza con la UDC. Se i liberali si affidano alla candidatura Bonino, già guerrafondaia “umanitaria”e nemica dell’articolo 18, nessun problema: va bene la candidata Bonino.

 

Persino dopo aver riconosciuto testualmente che “la Bonino sul terreno sociale è a destra della Polverini” ( Paolo Ferrero, 1 febbraio 2010).

In qualche caso si è cercato di nascondere queste enormità dietro la foglia di fico di presunti “accordi elettorali, non di governo”. Bugia.

 

Quando si entra nel listino dei governatori- come nel caso di Bresso e Bonino- si entra nella ( virtuale) maggioranza di governo di centrosinistra, tanto più quando si sottoscrive, come nei casi citati, un programma minimo comune ( di immancabili promesse letterarie).

 

Peraltro in altri casi non meno gravi si è fatto a meno della stessa foglia di fico. Come nel caso del pieno accordo di governo con Burlando e la UDC in Liguria ( su un programma di coalizione talmente esaltativo della scuola privata confessionale, che persino Sinistra e Libertà ha posto problemi); o nel caso del pieno accordo di governo con Bortolussi in Veneto, presidente della CGIA, candidato talmente sconcertante per il suo appoggio pubblico alle politiche di Tremonti da essere giudicato “imbarazzante” persino da un settore del PD e da Repubblica. Eppure in queste situazioni, gli assessori di PRC e PDCI – in caso di “vittoria” (?)- sono già prenotati, senza pudore.

 

Peraltro non c’è bisogno di citare i cosiddetti casi “estremi”. E’ sufficiente l’ordinaria amministrazione degli accordi realizzati col PD. Come quello in Toscana, dove in cambio di assessori garantiti, PRC e PDCI hanno siglato un programma di coalizione comprensivo di “inceneritori” e“centri di espulsione di migranti” , benedetto da Monte Dei Paschi. O quello in Calabria, dove PRC e PDCI restano abbarbicati a Loiero, nonostante lo scempio compiuto e rivendicato contro la sanità pubblica, e nonostante una presenza talmente consistente di malaffare che più di metà del Consiglio regionale è inquisito..

 

In questo quadro generale presentare la candidatura di Ferrero in Campania in alternativa a De Luca come “prova” di rigore politico del PRC è davvero grottesco. Tanto più dopo aver fatto parte per 15 anni del bassolinismo , con assessori a tutti i livelli. E dopo aver cercato sino all’ultimo minuto un accordo col marcescente PD campano su un nome meno “inquinato”.La realtà è ben diversa: siccome il Bassolinismo è crollato, siccome tutta la coalizione di centrosinistra in Campania dà per persa la Regione , siccome non sono più in ballo assessorati, ognuno ha giocato in libertà una partita propria. Che nel caso del PRC non solo non contraddice, ma non riesce neppure a mascherare, la linea generale di accordo, senza principi, col centrosinistra su scala nazionale.

 

Questo scenario generale impone una sola conclusione: i vecchi gruppi dirigenti della sinistra italiana, già responsabili di una catastrofe politica, sono e restano irreversibilmente su un binario morto. Ogni residua illusione su un loro possibile ripensamento o rigenerazione è ancora una volta smentita dai fatti.

Una volta di più si conferma la scelta del Partito Comunista dei Lavoratori di costruirsi, nelle lotte, su basi indipendenti attorno a principi chiari, e di unire i comunisti attorno a questi principi.

 

Puntando ovunque possibile alla propria autonoma presentazione elettorale quale sinistra anticapitalista, in alternativa e in contrapposizione al centrodestra e al centrosinistra.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

 

19 settembre 2009. Per due mesi, da come si può capire, ho trascurato questo spazio. Il motivo principale è stato quello della mia collaborazione ad un testo celebrativo per i 90 anni di Umanità Nova, che uscirà a fine di quest'anno o agli inizi del prossimo. E' stato un lavoro intenso ed impegnativo, ma allo stesso tempo fatto con il solito entusiasmo.

 

25 luglio 2009. Sono tanti i motivi che hanno portato la Sinistra italiana a questo disfacimento politico e culturale. Alcuni di queste nefaste scelte sono accuratamente riportate dal sito del Partito Comunista dei Lavoratori:

 

Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito ad un vero e proprio tradimento dei gruppi dirigenti delle forze politiche della sinistra riformista ai danni della classe operaia. Un tradimento finalizzato, questo la recente storia ci insegna, al solo fine di ottenere qualche posto istituzionale; sia che fosse un ministero della giustizia (Diliberto), della solidarietà (Ferrero) o presidenza della camera (Bertinotti). Insomma si è mercimoniato le proprie idee (vere o presunte), sbandierate al popolo della sinistra sino al giorno prima dell'investitura padronale, per entrare nelle stanze del potere.

Governo Prodi 96\98
 Rifondazione allora guidata dai Bertinotti, Diliberto, Grassi, Rizzo e Ferrero votò:
 1) Pacchetto Treu. La prima legge precarizzante del lavoro.
 2) Privatizzazioni. Aumentando, nei fatti, la disoccupazione e l'incertezza lavorativa.
 3) Finanziaria da circa 80 mila miliardi di lire che gravò unicamente sul mondo del lavoro.
 4) Detassazione delle rendite, con immensa gioia dei grandi imprenditori, muovendo a mo' di domino cinese l'effetto "forbice economica", ovvero aumentando il divario economico tra ricchi e i poveri.
 5) CPT. I famosi campi lager a cielo aperto per gli immigrati.
 
 Rifondazione uscì dal governo per poi rientrarci dalla porta principale otto anni più tardi. Diliberto, Rizzo e Cossutta non ancora soddisfatti delle loro durissima lotta di classe - il mondo del lavoro ancora li ringrazia con vivo entusiasmo - decisero di sostenere il successivo governo di centrosinistra creato ad
hoc da D'Alema. Un governo che si fece protagonista anche del bombardamento dei Balcani.
 6) Guerra nei Balcani.
 
 La situazione cambia. Nel giro di pochi anni il centro sinistra vince nuovamente le elezioni, nel 2006. Oramai PRC e PDCI sono un tutt'uno politico, ritornano finalmente a fare la politica che più gli sta a cuore: il sostegno incondizionato al nuovo governo dei banchieri, al nuovo governo Prodi.
 Entrando nel merito elenchiamo cosa sono riusciti, questa volta alla luce dell'esperienza governativa passata, a sostenere a Montecitorio i vari leader "antagonisti".
 
 7) Guerra Afghanistan, Libano e Balcani. Hanno nuovamente sostenuto le missioni militari.
 8) Aumento delle spese militari. Un aumento, per gli armamenti militari, pari al 17%
 9) Continuazione della legge Biagi. La legge conosciuta come legge 30 quella che ha, letteralmente, polverizzato il contratto a tempo indeterminato.
 10) Tfr alle banche. IL trattamento di fine rapporto (liquidazione) è stato, per fare cassa, gentilmente regalato alle banche.
 11) Aumento dell'età pensionabile.
 12) Votazione di un decreto legge xenofobo e razzista mirato ad espellere cittadini comunitari.



 

11 luglio 2009. Da oggi questo sito per certi versi cambia veste. Non si limiterà a pubblicizzare i miei libri, ma vuole essere un piccolo angolo dove esprimere le mie opinioni, i mie pensieri, le mie preoccupazioni e perché no, anche speranze sulla situazione politica attuale, riguardanti in particolare la Sinistra.

 

Proprio così. Quella Sinistra che non c’è più, cancellata dall’autodistruzione della sua classe dirigente, che negli ultimi anni, tornate elettorali comprese, ha intrapreso un viaggio che l’ha portata lontana dal suo elettorato, dai suoi militanti e simpatizzanti. I risultati alle urne del resto parlano chiaro.

 

L’unica cosa da fare è RICOSTRUIRE la Sinistra, ma non nel modo in cui si sta tentando di fare. Bisogna rinnovare la classe dirigente ed i vecchi leader, o presunti tali, devo fare un passo indietro. L’occasione c’è già stata con le elezioni europee del 2009, ma si è preferito continuare sulla stessa strada.

 

Questo sito non fa riferimento a nessun partito o movimento politico per il semplice motivo che dopo il dissolvimento politico di Rifondazione Comunista sono molti i militanti e simpatizzanti che non hanno seguito le varie formazioni della Sinistra. Dalla nuova Rifondazione comunista di Ferrero, all'accozzaglia Sinistra e Libertà di Vendola, per passare alle più piccole formazioni come il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica.

 

Faranno seguito interventi periodici dal più recente in poi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sito ideato e realizzato da Giuseppe Scaliati

si ringrazia per la preziosa collaborazione tecnico-burocratica Frank Marmo

online dal settembre 2004

 

 

 i miei

LIBRI

 

Il Male Assoluto

Da Fiuggi al PdL

Prefazione di Saverio Ferrari

 

 

scheda libro

intervista all'autore

 

CRONACHE ANARCHICHE

Il giornale Umanità Nova nell'Italia del Novecento (1920-1945)

A cura di Franco Schirone

Scritti di De Agostini, Di Lembo, D'Errico, Galzerano, Guerrini, Ortalli, Pagliaro, M.Rossi, Sacchetti, Giuseppe Scaliati e Schirone.
Al libro, di 296 pagine, sono allegati 2 DVD contenenti la raccolta completa digitalizzata del quotidiano Umanità Nova (1920-1922) edizione di Milano e di Roma. Inoltre vi sono contenuti i numeri di UN usciti nell'esilio (USA, Argentina, Francia) e quelli editi nel periodo della resistenza armata antifascista.
Un'opera di grande importanza per la conoscenza del nostro movimento in periodi cruciali della storia italiana.

 

Link

 

 

 

www.duritoedizioni.com

www.annalisamelandri.it

www.zeroincondotta.org

www.aurorainrete.org 

www.osservatoriodemocratico.org

www.nazirock.it

www.infoaut.org

www.nuovaunita.info

www.bonannoeditore.com

www.archivio900.it

http://campidisterminio.altervista.org/

www.pane-rose.it

www.processig8.org

www.contropiano.org

www.circolopink.it

 

 

Poesia

Bertold BRECHT
Jacques PREVERT