A CHI LE INDAGINI SUI CRIMINI NAZI? AGLI EX MISSINI...

 

Ex fascisti

in Commissione

 

Uno per uno, ecco gli ex fascisti della commissione parlamentare l’inchiesta sui crimini del nazifascismo.

Il commento di Giovanni Russo Spena.

 

GIUSEPPE SCALIATI

 

GLI EX MISSINI indagano sui crimini della Repubblica di Salò, per poi riabilitare gli autori di quelli eccidi.

Proprio così. Da due anni è stata istituita infatti alla Camera dei deputati una commissione d’inchiesta sui crimini nazifascisti del dopoguerra, avvenuti durante la breve esperienza della Repubblica sociale italiana. Fra i membri, alcuni deputati dichiara fama neo o post fascista. La “commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti” è stata istituita con una apposita legge il 15 maggio 2003 col compito di indagare sulle anomale archiviazioni “provvisorie” (come da timbro del 1960) e le cause dell’occultamento dei 695 fascicoli ritrovati nel 1994 a Palazzo Cesi, sede della Procura generale militare. I fascicoli di quello che è poi diventato “l’armadio della vergogna ” , contenevano le prove sulle pesanti responsabilità dei militari della repubblica di Salò, complici di tanti eccidi consumati dalla Wemarcht e dalle SS naziste nel corso della seconda guerra mondiale nei confronti di circa 15 mila vittime. Almeno diecimila civili e 580 bambini, come calcola lo storico Gherard Schreiber. Infatti, durante il periodo della Repubblica di Salò, nazisti e fascisti, SS e repubblichini, causarono decine di migliaia di morti, uccidendo «gente senz’armi, civili in fuga dalla guerra», come ampiamente documentato da L’ arrmadio della vergogna, lo sconvolgente libro di Franco Giustolisi edito da Nutrimenti. «Le vittime si legge nel volume furono per lo più donne, vecchi, bambini. Piccoli ancora in fasce. Altri mai nati. Li cavarono dal ventre delle madri con le loro baionette e ne fecero bersaglio delle loro armi». Finita la guerra, i fascicoli delle prime indagini sui colpevoli di quegli eccidi erano presenti nella sede della Procura generale militare di Roma, ma improvvisamente tutto fu insabbiato.

Chi e perché decise l’occultamento? «A far cadere nel dimenticatoio quelle pagine scottanti, imponendo di fatto il silenzio su quelle tragiche vicende afferma il senatore di Rifondazione Giovanni Russo Spena, componente della commissione furono i vari Procuratori generali militari e certamente il potere politico (probabilmente il governo in carica dal 31 maggio 1947 al 12 maggio 1948, ndr) a causa della guerra fredda. Con l’inizio della contrapposizione tra la potenza americana e quella sovietica e la conseguente divisione del mondo in due blocchi, si decise infatti di facilitare il riarmo della Germania Ovest e il suo pieno inserimento nel nuovo sistema di alleanze politico-militari, per poi entrare a pieno titolo nella Nato, in funzione antisovietica». « I n o l t re continua Russo Spena p e r s e g u i re i reati commessi nel nostro Paese dai repubblichini e dai militari tedeschi avrebbe portato l’Italia a dover cedere alle continue richieste, in un primo momento persino accolte, della Jugoslavia di Tito, che a sua volta voleva perseguire i militari italiani, protagonisti al confine balcano di atrocità contro la popolazione civile slava».

 

 

FASCISTI IN COMMISSIONE

La Commissione, composta da 15 senatori e da 15 deputati nominati rispettivamente dal presidente del Senato della Repubblica e da quello della Camera, ha la facoltà di procedere alle indagini con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. In prima fila, tra i membri con evidenti trascorsi in partiti neofascisti, c’è Italo Bocchino, già missino, ex sfidante di Antonio Bassolino alla presidenza della Campania, nonché editore del Roma e del Giornale di Napoli. Altri ex missini in commissione sono Riccardo Migliori, Daniele Franz, Piero Pellicini, Francesco Servello. Su tutti spicca il nome di Emiddio Novi. Novi si è fatto le ossa in gioventù all’interno delle diverse organizzazioni neofasciste presenti anche a Napoli, per poi confluire ad età matura in Forza Italia e candidarsi con il centrodestra alla carica di sindaco di Napoli, sfidando Bassolino. Nel partito di Silvio Berlusconi il senatore Novi, ex dire t t o re del Giornale di Napoli, si è sempre contraddistinto per la sua fervente attività di caccia ai “comunisti infiltrati”. Celebri i suoi avvertimenti su “pericolosi dalemiani” in Mediaset, come Maurizio Costanzo. E persino nel calcio Napoli che, secondo Novi, era pervaso dai “rossi”. In quest’ultima occasione il suo bersaglio era l’allenatore della squadra partenopea Renzo Ulivieri «che dichiarava ai giornali nel ‘98 il senatore forzista voleva trasform a re il Napoli in una squadra rosso-azzurra per volontà del sindaco Bassolino». L’ingresso di Novi nella commissione contro i crimini nazifascisti, avvenuto solo a novembre 2004, «rappresenta secondo Russo Spena l’ennesimo tentativo di mettere in piedi una sorta di ostruzionismo della destra sulle indagini che attribuiscono pesanti responsabilità alle camicie nere di Salò». Tanto Novi, quanto gli altri neo o post fascisti di Alleanza Nazionale componenti della commissione, nel frattempo stanno votando favorevolmente in Parlamento il disegno di legge che riconosce la qualifica di militari belligeranti ai repubblichini di Salò; cioè proprio a favore di coloro che sono oggetto delle indagini e, soprattutto, delle documentate e tremende accuse di eccidi e massacri. Primo firmatario del documento è stato il senatore di AN Michele Bonatesta, lo stesso parlamentare che nel 2001 aveva proposto, insieme al collega di partito Riccardo Pedrizzi, un disegno di legge per far diventare “Cavalieri della Patria” i militanti della Repubblica sociale italiana.

Il partito di Fini reclama il riconoscimento di “militari belligeranti” non soltanto per gli uomini delle quattro divisioni repubblichine formate nei lager tedeschi e che operarono fianco a fianco con le SS naziste - Littorio, Monte Rosa, San Marco, Italia - ma anche per uomini e le donne delle bande criminali, i torturatori, tutti coloro che seminarono il terrore e si macchiarono di delitti efferati, come la famigerata banda Koch, la legione Muti, la banda Carità, le Brigate nere e la Guardia nazionale repubblicana. In pratica, una legge che equipara i partigiani a quanti hanno combattuto dalla parte di Salò.

 

La Voce della Campania

 

 

Stragi naziste, un'altra pietra sopra

11 ottobre 2005

I giudici militari: nessun colpevole per i fascicoli spariti dall'«armadio della vergogna»
di Sara Menafra

Auto assoluzione. La commissione interna nominata dal Consiglio della magistratura militare ha deciso di assolvere i responsabili del nuovo occultamento dei fascicoli contenuti nell'armadio della vergogna, quello meno noto e più inquietante avvenuto nel 1995. La vicenda era stata portata alla luce dalla Commissione d'inchiesta parlamentare sulle cause dell'occultamento dei crimini nazifasciti e resa nota sulle pagine de il manifesto. 

Tutti ricordano come nel 1994, durante il processo a Erich Priebke per la strage delle Fosse ardeatine, qualcuno trovo nella sede della procura militare l'«armadio della vergogna», un archivio pieno di fascicoli sulle principali stragi naziste avvenute in Italia tenuto segreto dagli anni `50. Riaprendo quell'archivio la commissione d'inchiesta parlamentare aveva scoperto che accanto ai 695 fascicoli che negli ultimi anni hanno dato vita a processi atrocemente ritardatari sulle stragi di quegli anni, ce ne erano almeno altri 273, 202 contenenti notizie di reato di fascisti in Italia e altri 71 su crimini nazisti. Tutti e 273 sono rimasti in un cassetto per altri 10 anni visto che - con una decisione su cui da due anni si interrogano i commissari parlamentari - i magistrati militari nel `95 hanno deciso di ri-archiviarli. La nuova archiviazione ha dato vita a due indagini, una della magistratura ordinaria ancora incorso, e una, interna, del Consiglio superiore della magistratura militare. Indagini necessarie soprattutto perché i 202 fascicoli dedicati a stragi compiute dalle brigate fasciste di Salò non sono rimasti sempre in un armadio. Il procuratore generale presso la corte di Cassazione Giuseppe Scandurra se li auto attribuì nel 1995 e nel corso degli ultimi 10 anni ha continuato a lavorare su quei documenti facendo delle vere e proprie indagini. Senza nessuna competenza e senza mai comunicarne i risultati a chi di dovere. Il Csm militare ha deciso, a luglio scorso, di mettere una pietra sopra questa brutta storia con una relazione assolutoria per tutti i protagonisti della vicenda. E ieri i contenuti di quella relazione - che si conclude comunque con la decisione di inviare alla magistratura militare competente questi nuovi 273 fascicoli della vergogna - sono stati resi finalmente noti. «I 202 fascicoli sono stati trasmessi alle competenti procure ordinarie nel primo quadrimestre del 1946», scrive la commissione della magistratura militare. Dunque non c'è nessun abuso. E nessun abuso ci sarebbe neppure nelle indagini personali «a carattere storico» del dottor Scandurra. Una valutazione che contrasta con quella della commissione parlamentare che in più casi ha dimostrato come i fascicoli del `95 non fossero affatto doppioni di quelli inviati nel `46. E come le indagini personali fatte da Scandurra abbiano portato a notizie di reato capaci di accusare persone precise. Non a caso l'indagine aperta dalla procura di Roma su questi stessi fatti è ancora in piedi. Intanto la procura militare di La Spezia, che indaga sulla strage di Marzabotto, ha fatto sapere che gli indagati per la peggiore strage dell'occupazione nazista sono venti. Tutti accusati di violenza e omicidio contro privati nemici aggravati. Ad oggi, l'unico condannato all'ergastolo per quella strage - avvenuta tra il 29 agosto e il 5 settebre del `44 - dal tribunale militare di Bologna è stato Walter Reder, comandante del 16mo battaglione della 16ma Divisione di volontari SS Panzergrenadier-Reichsfuhrer. Reder fu poi graziato per intercessione del governo austriaco. La mattina del 29 settembre 1944, prima di muovere all'attacco dei partigiani della formazione «Stella Rossa», comandata dal partigiano Lupo, truppe scelte circondarono Marzabotto, piazzando postazioni di cannoni e mitragliatrici. A Monte Sole, la popolazione si rifugiò in chiesa dove irruppero i tedeschi, uccidendo con una raffica di mitragliatrice il sacerdote don Ubaldo Marchioni e tre vecchi. Le altre persone, raccolte nel cimitero, furono mitragliate: 147 vittime, tra le quali 50 bambini. Fu quello l'inizio della strage. Al primo ottobre il bilancio definitivo delle vittime fu di 1.836 morti.

Il processo si aprirà il primo dicembre, a carico di due ex sottufficiali, ma con tutta probabilità verrà rinviato per consentire la riunione con altri quattro fascicoli a carico di 18 ex nazisti.
il manifesto, 9 ottobre 2005

 

Sale il bilancio degli eccidi nazisti

Furono molti di più gli eccidi nazifascisti rispetto a quelli catalogati, e in seguito occultati, presso la Procura generale militare. E' il dato emerso da un carteggio trovato dalla Commissione parlamentare sui crimini nazifascisti presso il comando dei Carabinieri dell'Emilia romagna. I documenti rinvenuti mettono in evidenza come le segnalazioni di crimini nazifascisti - che i carabinieri del Re raccolsero alla fine della guerra e inviarono all'esercito e al ministero Affari esteri - fossero in numero maggiore rispetto a quelli trovati nell'archivio passato poi alla storia come «armadio della vergogna».

Il manifesto 12 novembre

 

news

 

TERMINATI I LAVORI DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SULL’”ARMADIO DELLA VERGOGNA”
PER LA MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA NON CI FU ALCUN OCCULTAMENTO
NEI DOCUMENTI ACQUISITI LE PROVE DEL RECLUTAMENTO NEL DOPOGUERRA DA PARTE DELLA CIA DI NAZISTI E FASCISTI

Con la fine della legislatura, chiude oggi anche la “Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi ai crimini nazifascisti”, istituita per legge il 15 maggio 2003. Composta di 15 senatori e 15 deputati, il suo compito era di indagare sull’insabbiamento di 695 faldoni, contenenti spesso moltissimi elementi probatori sulla responsabilità di centinaia di eccidi, commessi da soldati tedeschi e fascisti, contro la popolazione civile, nel corso della seconda guerra mondiale. Lo scandalo ebbe inizio nell’estate del 1994, quando occasionalmente venne rinvenuto a Palazzo Cesi, sede degli uffici della Magistratura Militare, un armadio contenente i fascicoli, sepolti con un provvedimento assolutamente abnorme, anche sotto il profilo giuridico, di “archiviazione provvisoria”.
In questi tre anni la Commissione ha ascoltato i soggetti ancora in vita, coinvolti nelle vicende, e acquisito documentazione presso enti ed organismi in Italia e all’estero. Materiali di notevole interesse. In particolare negli Stati Uniti sono stati visitati il Museo dell’Olocausto, gli archivi dell’ONU, i National Security Archives della George Washington University, ma soprattutto incontrato i responsabili dei National Archives § Records Administration, dove, grazie ad una legge varata nell’ottobre del 1998 dall’amministrazione Clinton, sono affluite le carte declassificate provenienti dal Dipartimento di Stato, dall’Office of Strategic Services (Oss) e dalla Cia, sui criminali di guerra nazisti e fascisti. Più di un milione di documenti.
I NAZISTI E LA CIA

Di estrema importanza, in questo quadro, il rinvenimento di riscontri relativi al reclutamento, al termine del secondo conflitto mondiale, da parte dei servizi di informazione statunitensi, sia di ufficiali tedeschi, della Wermacht e delle Ss, che di ex-funzionari di polizia. Un fenomeno non circoscritto, ma assai ampio e diffuso, frutto di scelte pianificate nel contesto della guerra fredda. In più di un caso, il passaggio di campo si concretò addirittura ancor prima del crollo del regime nazista. Tra le figure di primo piano, che entrarono a far parte dell’intelligence americana: il colonnello Eugenio Dolmann, uno degli imputati per la strage alle Fosse Ardeatine, poi prosciolto, addetto in Italia ai rapporti con la Rsi; il colonnello Otto Skorzeny, il liberatore di Mussolini dalla prigionia al Gran Sasso, per decenni figura mitica del neonazismo europeo, tra gli organizzatori della rete Odessa, grazie alla quale fuggirono in Sudamerica e in altri paesi migliaia di nazisti; il colonnello Reinhardt Gehlen, capo dei servizi di spionaggio hitleriani, reclutato già nell’estate del 1945 insieme a tutta la sua rete di almeno 300 agenti, nucleo attorno al quale si costituì nel 1956 il nuovo servizio segreto della Germania federale. Anche 5 stretti collaboratori di Adolf Eichmann, tra i principali responsabili dei campi di sterminio, finirono per mettere la loro esperienza al servizio degli Stati Uniti. Emblematica la vicenda dell’ex-maggiore delle Ss, operante in Italia, Karl Hass.
Condannato all’ergastolo dal tribunale militare di Roma nell’ultimo processo, insieme a Erich Priebke, per corresponsabilità nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, ebbe un ruolo fondamentale di collegamento fra la struttura americana e le formazioni paramilitari neofasciste, alla vigilia delle elezioni del 1948, per predisporre un piano di occupazione, in caso di vittoria elettorale delle sinistre, dei principali edifici pubblici e del trasmettitore di Monte Mario. Protetto da un falso passaporto italiano gli venne garantita l’impunità. Il suo nome era anche comparso nelle recenti indagini sulla strage di Piazza Fontana, ancora una volta, per compiti di raccordo fra le cellule clandestine di Ordine Nuovo e i servizi di sicurezza americani interni alle basi Nato del Veneto. Non meno significativa la storia di Theo Saevecke, responsabile in Lombardia della Sipo-Sd, e cioè della “Polizia e Servizio di Sicurezza”, organizzatore dell’eccidio di 15 patrioti a Piazzale Loreto, a Milano, il 10 agosto del 1944. Fu reclutato alla fine degli anni quaranta con il nome in codice “Cabanio”. Questa la ragione per cui il fascicolo di questa strage, il 2167, intestato a lui e ad altri 12 tedeschi e 4 italiani, finì nell’”Armadio della vergogna”, nonostante fin dall’inizio fosse corredato da oltre 40 testimonianze raccolte dallo Special Investigation Branch. Nei documenti acquisiti dalla Commissione negli Stati Uniti addirittura la piena confessione di Saevecke alle autorità militari americane riguardo la fucilazione di Piazzale Loreto e di altri 8 civili per rappresaglia, a Corbetta in provincia di Milano, sempre nell’estate del ’44.
I CRIMINALI ITALIANI

Ma i servizi segreti statunitensi reclutarono anche ex-appartenenti alle milizie fasciste, con una particolare predisposizione per la Decima Mas del “Principe nero” Junio Valerio Borghese, sottratto ad un immediato processo dal capo delle Operazioni Speciali dell’Oss, James Jesus Angleton, grazie ad un travestimento da ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti che gli consentì di mettersi in salvo.

Nelle carte statunitensi desecretate anche molte notizie che consentiranno finalmente di chiarire vicende a lungo rimaste insolute come la strage di Portella della Ginestra, il 1° maggio del 1947. Emerge, infatti, da una loro lettura, come a fianco dei banditi di Salvatore Giuliano, vi fossero gli uomini della Decima Mas, trasportati a Palermo con un aereo per assassinare i manifestanti comunisti. Nell’archivio dell’ONU a New York, nei fondi consultati, anche i casi di accusa istruiti dalla United Nations War Crimes Commission contro militari italiani per i crimini da loro commessi in altri paesi. Una lettura impressionante. Jugoslavia, Grecia ed Etiopia chiesero di poter processare i nostri soldati responsabili di eccidi e rappresaglie. Venne stilata una lista con più di mille nomi. Al primo posto il generale Mario Roatta, comandante della 2a Armata di stanza in Jugoslavia. Tutto ciò inutilmente. La guerra fredda era già cominciata.

RISEPPELLIRE TUTTO

Anche per questo, come era facile prevedere, due saranno le relazioni conclusive della Commissione, con il tentativo da parte dell’On. Raisi di An, a nome della maggioranza, di seppellire nuovamente tutto. Lo sconcerto non è solo di gran parte dei consulenti, ma dello stesso presidente, Flavio Tanzilli dell’Udc, che si è dichiarato “sorpreso”. Grave è soprattutto l’intenzione del deputato di An di concludere negando l’occultamento dei fascicoli, dovuti ad una semplice “negligenza burocratica” e a “colpe individuali di alcuni magistrati militari che non hanno rispettato le procedure previste dalla legge”. Ma c’era di peggio: nella relazione presentata da Raisi era contenuta la scandalosa definizione dei crimini di guerra come “reati di natura politica”, dunque già abbondantemente amnistiati. Una formulazione che, grazie alle critiche dell’opposizione e alle contraddizioni della stessa maggioranza, al momento è stata ritirata. Per altro, si sarebbe trattato di uno sbocco in contrasto con la stessa sentenza della Cassazione che nel 2003 condannando Priebke, riconobbe l’imprescrittibilità dei crimini contro l’umanità, ma anche delle conclusioni del Consiglio della magistratura militare del 1999, sull’occultamento dei fascicoli, e della Commissione Giustizia della Camera del 2001. Verrebbero in questo modo, per altro, smentiti alcuni degli stessi responsabili degli insabbiamenti, che già chiarirono il loro operato. Tra gli altri, Paolo Emilio Taviani, più volte Ministro dell’Interno, che esplicitò il fatto che i processi avrebbero negativamente “colpito l’opinione pubblica”, e il direttore generale della Farnesina, il conte Zoppi, che nel 1948 sottolineò come ”le accuse che noi facciamo ai tedeschi sono analoghe a quelle che gli jugoslavi muovono contro gli imputati italiani”.

L’”Armadio della vergogna” venne inventato per questo. Grande disagio avrebbe suscitato, da un lato, la richiesta di processare soldati tedeschi nel pieno del riarmo, in ambito Nato, della Germania, ma anche, dall’altro, il fatto di dover rispondere delle stesse accuse. Una vicenda che crea ancora oggi imbarazzi, come scoprire il reclutamento di nazisti e fascisti nel dopoguerra. Meglio continuare sulla strada dell’oblio. Ai parlamentari di Alleanza nazionale il compito di difendere gli aguzzini di ieri. Un ruolo, per loro, forse non così complicato.

da Liberazione SAVERIO FERRARI
Milano, 8 febbraio 2006